E così le Nostre riflessioni sull’IA, avviatesi nello scorso agosto, proseguono anche per il 2026, col solito ritmo lento, oculato …guardingo. Nelle prime tre riflessioni, ragionando per “sottrazione”, si è avuto modo di esercitarsi nell’osservare l’IA negli aspetti differenziali rispetto al suo Creatore. Ovvero si è messo in luce cosa non sia l’IA, rapportandoci all’Uomo stricto sensu. In tal modo, si è potuto rilevare che, l’IA come l’Uomo hanno specificità proprie, distinte e peculiari, sia nella prospettiva originaria sia in quella derivata.
Qui, nella Quarta Riflessione si darà l’abbrivo ad un “affondo” sulle ricadute dell’applicazione dell’IA sull’attività umana e viceversa. Anche in questo caso si procederà per “sottrazione” ovvero verranno eliminati, sebbene con abbondante argomentazione, quegli aspetti che solo apparentemente incidono sull’interconnessione. In altre parole, si scarteranno tutte quelle argomentazioni che non presentano i caratteri della novità e della specificità nelle “liaison” tra l’esistenza dell’Uomo e lo sviluppo dell’IA con le sue vaste implicazione tecnologiche. Insomma, sgombereremo il campo da alcune idee “vecchie” che oggi vengono applicate per dissertare e spiegare lo sviluppo dell’IA, ovvero per definirne le problematiche e i riverberi sull’esistenza dell’Uomo. Per onestà intellettuale, va comunque evidenziato che queste “vecchie” idee sono sempre attuali, evergreen, buone per tutte le stagioni. E tuttavia, va rimarcato con forza che, non costituiscono lo specifico della novità con riferimento all’IA.
In prima battuta va rilevato che, è ampiamente risaputo che non esiste una stretta connessione tra Scienza, Ricerca Scientifica e lo sviluppo della tecnologia, dove per quest’ultima le determinanti delle sue dinamiche evolutive dipendono in massima parte da questioni di opportunità politica. E proprio per questo, lo sviluppo della Tecnologia -dunque anche di quella assistita da IA- presenta ritmi molto più lenti rispetto a quelli registrati dalla Ricerca e dalla Conoscenza Scientifica. Anzi, in alcuni tratti, pare che i nessi tra le velocità e i progressi dei due fenomeni siano del tutto blandi, quasi inesistenti. Insomma …poco correlati, per dirla in termini più tecnici. E tutto questo, da sempre!
In tale direzione, diecine gli esempi di oggi, di ieri e dell’altro ieri. Qui, uno che vale per tutti. Tra le molteplici invenzioni Medioevali, considereremo quella del Mulino da Seta alla Bolognese, risalente alla prima metà del XV secolo. Un’invenzione che trovò applicazione e diffusione solo dopo il XVIII secolo, ovvero circa quattrocento anni più tardi, cioè in piena Rivoluzione Industriale. Il motivo di tale differimento nella sua applicazione risiede principalmente nel fatto che fosse un “arnese” produttivo che risparmiava fin troppa forza lavoro: tra le 600 e le 800 filatrici. E così sin dalla sua creazione tale invenzione fu “messa in garage” impedendone l’applicazione e la diffusione, poiché azioni che avrebbero creato “masse” di disoccupati, che non si sapeva come gestire e controllare. Insomma, “l’introduzione” del Mulino alla Bolognese avrebbe condotto a serie questioni di ordine pubblico, ma anche di riorganizzazione sociale, che al tempo non fu reputata opportuna. Solo con la Rivoluzione Industriale, durante i primi anni dell’Ottocento, si posero quei presupposti che operarono in favore della sua applicazione pratica e produttiva.
Procedendo in tale direzione, un’altra questione di una certa banalità è quella legata al timore nei confronti dello sviluppo della tecnologia, perché toglierebbe il lavoro all’Uomo, fino a sostituirsi ad esso, soprattutto oggi con l’introduzione dell’IA. È una questione “vecchia” e diuturna, presente costantemente nella storia dell’Umanità sin dagli albori, e che puntualmente l’Umanità ha superato con una certa agilità. Al riguardo, basti considerare che da sempre l’Uomo si adopera nel sostituire il suo lavoro, o a efficentarlo, attraverso l’uso di tecnologie. Un processo, che spesso si è tenuto e ancora oggi si tiene in scarsa considerazione nella sua reale portata e peculiarità. Le operazioni continuamente affidate e decentrate dall’Uomo alle Macchine, sono infatti solo quelle ripetitive, routinarie, codificabili, siano esse semplici oppure complesse. In realtà, tutto ciò che è trasformabile in una precisa procedura eseguibile sia da un essere vivente sia da una Macchina, è di fatto soggetto ad essere trasferito, prima o poi, all’operatività delle Macchine, non foss’altro per liberare l’Uomo dalle “azioni alienanti” volendo parafrasare Marx.
E così, la sostituzione del lavoro dell’Uomo con quello delle Macchine, anche assistite da IA, è un fenomeno inarrestabile, sebbene i ritmi di avanzamento siano prevalentemente di natura politica. E qui ogni forma di opposizione nella prospettiva luddista appare come fuoco di paglia. Non è la prima volta nella storia dell’Uomo che forti spinte conservatrici, sostenitrici “del vecchio” facciano sentire la propria voce e il proprio disappunto per le novità tecnologiche. Quella più famosa va ricondotta al luddismo, come poc’anzi citato, un movimento operaio britannico dei primi anni dell’Ottocento, che aveva come obiettivo quello di distruggere le macchine al fine di preservare il lavoro e la riduzione del salario. Un movimento che con altre denominazioni e in varie forme si è sempre presentato e ripresentato nella Storia, ma che mai ha impedito lo sviluppo della tecnologia. Forse lo ha rallentato, ma ……
Insomma, il destino dell’Uomo appare quello legato anche a quelle attività volte a sbarazzarsi di tutto ciò che è ripetitivo e codificabile in maniera stabile, e non solo nel Mondo del lavoro. E qui è doveroso chiedersi se questa sua ricerca sostituiva abbia come scopo quello di guadagnare la Libertà e la Felicità, oppure quello di potersi sganciare delle forme di lavoro e di impegno più alienanti, per riservarsi, quindi, le azioni di vita più impegnative e sofisticate …inimitabili, e a seguire per poter superare la dimensione logico-razionale dell’esistenza. Una domanda, oggi, impellente, soprattutto se si pensa che l’IA potrebbe giocare un ruolo, se non risolutivo, quanto meno decisivo in direzione del progresso.
Mauro Ragosta

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