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lunedì 16 marzo 2026

Punti, Appunti e ...Puntini (parte undicesima): Quinta Riflessione sull'IA - di Mauro Ragosta

  


E così siamo giunti alla Quinta e ultima Riflessione sull’IA, che fa parte di una serie avviata nell’agosto dello scorso anno, quando si cominciava a “parlare”, dopo tre anni di confronto bellico tra Russia e Ucraina, di una possibile pace, mentre nel contempo imperversava la “crisi” di Gaza. Da allora molta “acqua è passata sotto i ponti” e il tutto invece di semplificarsi, si è complicato: è così sopraggiunto il “Bliz” venezuelano, l’aumento vertiginoso del prezzo dell’oro, il caso Epstein, fino al più recente confronto bellico tra Israele e Usa con l’Iran.

            E mentre il Mondo “bruciava e si bruciava” noi abbiamo continuato con le Nostre Riflessioni, sino ad oggi, portando a compimento ciò che ci eravamo prefissati in agosto del 2025. Certamente, non siamo rimasti indifferenti ai vari tipi di vicende belliche, ma queste non hanno ostacolato il lavoro elaborativo sull’IA né influenzato la Nostra attività, poiché in definitiva essa è questione al di là, molto al di là della “Guerra”. In altre parole, a Nostro avviso, gli sviluppi dell’IA possono sì influenzare la Guerra e le Guerre, ma non vale il contrario: le Guerre non possono influenza lo sviluppo dell’IA e di seguito la riflessione su tale fenomeno. D’altro canto, la Guerra è una costante fissa nella storia dell’Umanità, mentre l’IA è solo un passaggio, è qualcosa di transitorio: non tarderà molto ché anche l’IA verrà superata e archiviata come un vecchio strumento artigianale di 1000 anni fa… e declassata, pertanto, a mirabile “oggetto” da museo.

            Al di là di tutto questo, si è detto molto su e intorno all’IA e al suo sviluppo. Qui, come ultimo capitolo della Nostra Avventura ci soffermeremo sulle relazioni circolari tra Tecnica, Tecnologia e IA. E in prima battuta, va sottolineato che da sempre l’Uomo ha cercato di sostituire il suo lavoro con quello delle Macchine, o in altra prospettiva, di farsi sostituire dalle Macchine nel Mondo della Produzione e dunque del Lavoro tout court. Un orientamento che è diventato sempre più veloce e incisivo dopo la pubblicazione e la diffusione delle notorie Encyclopédie dei primi del Settecento, di cui la più conosciuta è quella di Diderot et D’Alambert.  Pubblicazioni che, racchiudendo gran parte del sapere tecnico e tecnologico del tempo in ambito produttivo e non solo, ebbero come effetto quello di fornire gli strumenti principe per la nascita dell’Industria e da qui la loro risoluzione nella famosa Rivoluzione Industriale di fine Settecento.

Molti furono i contraccolpi di tali sviluppi. Nello specifico, il veloce sviluppo tecnologico produsse l’avvio dello spostamento della popolazione dal settore agricolo a quello industriale, per effetto dell’aumento della produttività del Lavoro agricolo. Un travaso di forza lavoro che spesso si connotò da tratti drammatici e non fu privo di spinte conservatrici violente, come il noto movimento luddista.

            Nell’Ottocento, poi, si innescò una spirale virtuosa e vertiginosa tra tecnologia e scienza, che accelerò ancor più potentemente l’automazione dei processi produttivi e in parallelo una progressione nello spopolamento delle campagne, a tratti impressionante, dando così luogo da una parte, a corposi spostamenti migratori e dall’altra, alla piena affermazione della Civiltà Industriale. Ma non finisce qui!

Intorno al 1941, per la prima volta nella storia dell’umanità si riesce a mettere in sesto in maniera compiuta il Calcolo Automatico: nascono così gli algoritmi e di pari passo i Calcolatori, che oggi definiamo Computer. Una tecnica che trovò immediatamente numerose applicazioni tecnologiche in tutti gli ambiti dello scibile umano, ma soprattutto nel Mondo del Produttivo e del Lavoro, dando a questo un incremento della produttività ancor più impressionante: ciò che nel passato facevano 100, 1000 lavoratori in qualsiasi ambito produttivo, venne sostituito dalle macchine con l’assistenza di due o tre operatori, sia in ambito agricolo e industriale sia nel Mondo impiegatizio.

            Negli ultimi trent’anni, poi, tale processo e progressione ha interessato tutta l’attività umana: gran parte del lavoro umano, oggi può essere sostituito da robot, anche in ambiti che mai si immaginava pochi lustri addietro. Dall’avvocatura, alla chirurgia, all’edilizia, alla formazione e alla ricerca di ogni ordine e grado, al Mondo contabile e fiscale, a quello commerciale, giornalistico e culturale in toto nonché artistico -senza dilungarci ulteriormente!- esistono già per tutti questi comparti del Lavoro efficienti soluzioni robotiche, molte delle quali perfettamente operative da un po’ di anni. Ovvio che c’è molto di più, ma ci fermiamo qui.

            A questo punto, bisogna andare in dietro nel tempo …e di molto, per comprendere bene quale sia la portata dell’IA, effettivamente quale la sua valenza, ma soprattutto quali le sue implicazioni nella nostra società, dove la sua espressione massima si ha oggi nella robotica, che rappresenta se non già la Nostra Attuale Realtà Profonda, di sicuro quella del Futuro prossimo!

            In definitiva, la grande valenza dell’IA si coglie nella prospettiva storica, poiché essa si appoggia su uno dei pilastri fondamentali della Nostra Civiltà, soprattutto quella Occidentale, ovvero su quello della cultura del lavoro.

A tal proposito, va considerato che fino al 500 d.c., il lavoro era questione relegata prevalentemente agli schiavi, tra i quali venivano ricompresi anche quelli con mansioni  intellettuali, il cui “prezzo di mercato” a Roma e nell’Impero, ovviamente era molto più alto di quello degli schiavi artigiani e di quelli manovali. La Regola di san Benedetto da Norcia, del 540 d.c. con la sua massima “ora et labora”, tuttavia innesca un lento, ma inesorabile processo di logoramento del ruolo e della concezione del Lavoro nella prospettiva antica, fissando così l’inizio della Nostra Civiltà. Con la regola benedettina il lavoro, infatti, da disvalore assurge progressivamente a valore, sul quale edificare e riannodare gran parte dei rapporti sociali e gruppali in genere.

            Dopo circa 1500 anni, tuttavia, il faro della massima benedettina, quale asse portante delle certezze dell’Uomo, pare che abbia perso di senso con l’introduzione dell’IA e della Robotica, poiché il secondo dei suoi addendi, ovvero il “labora”, a breve non dovrebbe più costituire un problema per l’Uomo. Ma a ben “guardare” non è proprio così!

Tutto quello che sta accadendo è che il Lavoro sta perdendo la sua componente legata all’elemento fisico e materiale, mentre permane e rimane, più forte di prima quella più spiccatamente intellettiva e intellettuale, creativa e intuitiva. Da qui è facile arguire che il Lavoro presto si sostanzierà solo nel pensiero e nelle sue acrobazie, perché, in fin dei conti, come qualcuno afferma, la materia è figlia del pensiero e tale rimarrà.

Che cosa rimane dunque al Nostro Uomo con l’affermazione dell’IA e della Robotica? In meglio di sé stesso, ovviamente!!!

E qui ci piace non solo citare, ma anche dare ragione all’antropologo agostiniano Pierre Teihard de Chardin, che negli anni ’50 del Novecento affermò “…l’Uomo è la coscienza della Materia, del Mondo e di tutto il Creato…”.

            A questo punto, è meglio fermarsi qui!!! Augurando ai Nostri lettori la possibilità di vivere a lungo per vedere le prossime ed entusiasmanti vicende “del pensiero… creatore!”

 

Mauro Ragosta     

lunedì 19 gennaio 2026

Punti, Appunti ...e Puntini (parte decima): Quarta Riflessione sull'IA - di Mauro Ragosta


       E così le Nostre riflessioni sull’IA, avviatesi nello scorso agosto, proseguono anche per il 2026, col solito ritmo lento, oculato …guardingo. Nelle prime tre riflessioni, ragionando per “sottrazione”, si è avuto modo di esercitarsi nell’osservare l’IA negli aspetti differenziali rispetto al suo Creatore. Ovvero si è messo in luce cosa non sia l’IA, rapportandoci all’Uomo stricto sensu. In tal modo, si è potuto rilevare che, l’IA come l’Uomo hanno specificità proprie, distinte e peculiari, sia nella prospettiva originaria sia in quella derivata.

Qui, nella Quarta Riflessione si darà l’abbrivo ad un “affondo” sulle ricadute dell’applicazione dell’IA sull’attività umana e viceversa. Anche in questo caso si procederà per “sottrazione” ovvero verranno eliminati, sebbene con abbondante argomentazione, quegli aspetti che solo apparentemente incidono sull’interconnessione. In altre parole, si scarteranno tutte quelle argomentazioni che non presentano i caratteri della novità e della specificità nelle “liaison” tra l’esistenza dell’Uomo e lo sviluppo dell’IA con le sue vaste implicazione tecnologiche. Insomma, sgombereremo il campo da alcune idee “vecchie” che oggi vengono applicate per dissertare e spiegare lo sviluppo dell’IA, ovvero per definirne le problematiche e i riverberi sull’esistenza dell’Uomo. Per onestà intellettuale, va comunque evidenziato che queste “vecchie” idee sono sempre attuali, evergreen, buone per tutte le stagioni. E tuttavia, va rimarcato con forza che, non costituiscono lo specifico della novità con riferimento all’IA.

            In prima battuta va rilevato che, è ampiamente risaputo che non esiste una stretta connessione tra Scienza, Ricerca Scientifica e lo sviluppo della tecnologia, dove per quest’ultima le determinanti delle sue dinamiche evolutive dipendono in massima parte da questioni di opportunità politica. E proprio per questo, lo sviluppo della Tecnologia -dunque anche di quella assistita da IA- presenta ritmi molto più lenti rispetto a quelli registrati dalla Ricerca e dalla Conoscenza Scientifica. Anzi, in alcuni tratti, pare che i nessi tra le velocità e i progressi dei due fenomeni siano del tutto blandi, quasi inesistenti. Insomma …poco correlati, per dirla in termini più tecnici. E tutto questo, da sempre!

In tale direzione, diecine gli esempi di oggi, di ieri e dell’altro ieri. Qui, uno che vale per tutti. Tra le molteplici invenzioni Medioevali, considereremo quella del Mulino da Seta alla Bolognese, risalente alla prima metà del XV secolo. Un’invenzione che trovò applicazione e diffusione solo dopo il XVIII secolo, ovvero circa quattrocento anni più tardi, cioè in piena Rivoluzione Industriale. Il motivo di tale differimento nella sua applicazione risiede principalmente nel fatto che fosse un “arnese” produttivo che risparmiava fin troppa forza lavoro: tra le 600 e le 800 filatrici. E così sin dalla sua creazione tale invenzione fu “messa in garage” impedendone l’applicazione e la diffusione, poiché azioni che avrebbero creato “masse” di disoccupati, che non si sapeva come gestire e controllare. Insomma, “l’introduzione” del Mulino alla Bolognese avrebbe condotto a serie questioni di ordine pubblico, ma anche di riorganizzazione sociale, che al tempo non fu reputata opportuna. Solo con la Rivoluzione Industriale, durante i primi anni dell’Ottocento, si posero quei presupposti che operarono in favore della sua applicazione pratica e produttiva.

            Procedendo in tale direzione, un’altra questione di una certa banalità è quella legata al timore nei confronti dello sviluppo della tecnologia, perché toglierebbe il lavoro all’Uomo, fino a sostituirsi ad esso, soprattutto oggi con l’introduzione dell’IA. È una questione “vecchia” e diuturna, presente costantemente nella storia dell’Umanità sin dagli albori, e che puntualmente l’Umanità ha superato con una certa agilità. Al riguardo, basti considerare che da sempre l’Uomo si adopera nel sostituire il suo lavoro, o a efficentarlo, attraverso l’uso di tecnologie. Un processo, che spesso si è tenuto e ancora oggi si tiene in scarsa considerazione nella sua reale portata e peculiarità. Le operazioni continuamente affidate e decentrate dall’Uomo alle Macchine, sono infatti solo quelle ripetitive, routinarie, codificabili, siano esse semplici oppure complesse. In realtà, tutto ciò che è trasformabile in una precisa procedura eseguibile sia da un essere vivente sia da una Macchina, è di fatto soggetto ad essere trasferito, prima o poi, all’operatività delle Macchine, non foss’altro per liberare l’Uomo dalle “azioni alienanti” volendo parafrasare Marx.

            E così, la sostituzione del lavoro dell’Uomo con quello delle Macchine, anche assistite da IA, è un fenomeno inarrestabile, sebbene i ritmi di avanzamento siano prevalentemente di natura politica. E qui ogni forma di opposizione nella prospettiva luddista appare come fuoco di paglia. Non è la prima volta nella storia dell’Uomo che forti spinte conservatrici, sostenitrici “del vecchio” facciano sentire la propria voce e il proprio disappunto per le novità tecnologiche. Quella più famosa va ricondotta al luddismo, come poc’anzi citato, un movimento operaio britannico dei primi anni dell’Ottocento, che aveva come obiettivo quello di distruggere le macchine al fine di preservare il lavoro e la riduzione del salario. Un movimento che con altre denominazioni e in varie forme si è sempre presentato e ripresentato nella Storia, ma che mai ha impedito lo sviluppo della tecnologia. Forse lo ha rallentato, ma ……

            Insomma, il destino dell’Uomo appare quello legato anche a quelle attività volte a sbarazzarsi di tutto ciò che è ripetitivo e codificabile in maniera stabile, e non solo nel Mondo del lavoro. E qui è doveroso chiedersi se questa sua ricerca sostituiva abbia come scopo quello di guadagnare la Libertà e la Felicità, oppure quello di potersi sganciare delle forme di lavoro e di impegno più alienanti, per riservarsi, quindi, le azioni di vita più impegnative e sofisticate …inimitabili, e a seguire per poter superare la dimensione logico-razionale dell’esistenza. Una domanda, oggi, impellente, soprattutto se si pensa che l’IA potrebbe giocare un ruolo, se non risolutivo, quanto meno decisivo in direzione del progresso.

 

Mauro Ragosta