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giovedì 23 gennaio 2020

Segre: logica stringente, ma incompleta e poco ragionevole – di Mauro Ragosta

         Oramai è da tempo (forse troppo?) che la Senatrice Segre è sulla ribalta giornalistica e televisiva italiana, con risonanze importanti da molti mesi sia sul piano politico sia su quello sociale. Ci si chiede se ciò debba essere apprezzabile e condivisibile. Eh sì, perché la Nostra Senatrice (che dovrebbe avere senno) è donna dalla logica, sì stringente, ma incompiuta e non ragionevole, dove per ragionevole si intende ciò che è logico e razionale abbinato tuttavia alla saggezza, che è qualcosa che li trascende, va oltre.
            Ci pare opportuno ricordare alla Nostra Senatrice che, emeriti studiosi a lei molto vicini e insigniti dallo Stato italiano, come Karl Popper e Ralf Dahrendorf, hanno dimostrato al Mondo Occidentale che la ragione, anche sulla scia di quanto dimostrato matematicamente anche dal suo “compaesano” Albert, Albert Einstain, non è in grado di esprimere verità assolute e che pertanto queste quando formulate vanno condannate e con esse tutti gli assolutismi (è questo anche un altro assolutismo?) perché aberranti sia nel quotidiano sia in politica, e, al contrario, va difesa a spada tratta la democrazia e la libertà di pensiero e parola, come forme di esistenza possibile e ingredienti di regimi ragionevoli, in quando dovrebbero dare voce a tutti, dove nessuno può accampare una posizione incontrovertibile. Insomma, vanno banditi tutti gli eccessi, in tutte le direzioni!
            Ciò premesso, la Nostra Senatrice, contravvenendo ai principi universalmente riconosciuti dal Mondo Occidentale e civile, pare ignorare dunque le principali regole ispiratrici e fondanti della democrazia. E bisognerebbe chiedersi se scientemente o per debolezza intellettiva. Ad ogni modo, lei dovrebbe di più ad uno Stato democratico, come quello italiano che l’ha nominata senatrice a vita dall’estabilshment nazionale del Secondo Dopoguerra, senza mai esser stata selezionata dal popolo italiano, senza esser stata mai sottoposta a questo moderno rito iniziatico, quale appunto quello delle elezioni, sebbene popolare e discutibile. Una privilegiata, forse troppo, se anche i suoi ragionamenti sono al limite dell’accettabilità democratica, se non attraverso poderose forme di tolleranza nei confronti del suo pensiero.
            A riprova di ciò basti considerare le sue ultime asserzioni sulla questione Almirante, circa l’intitolazione a questo statista italiano di una via veronese. Uno statista, peraltro, che al contrario della nostra Segre, è stato selezionato dal popolo italiano, e non una volta, ma per decenni, esprimendo tale sua condizione come una delle ragioni profonde del nostro Paese.
            Nella querelle veronese la Segre vede incompatibilità delle sue onorificenze e dei suoi riconoscimenti operati dal Comune di Verona, con l’intitolazione di una via del centro veneto al suo decennale collega Almirante, che ha di fatto pari dignità.
            In ciò e con ragionamenti ragionevoli, semplici si può facilmente arguire che la Nostra senatrice esclude qualsiasi logica democratica e, sbrigativamente, la ignora e, forse, la oscura pure. Va da sé, infatti, che la democrazia è tale quando riesce a far convivere idee inconciliabili, opposte, contraddittorie, proprio perché l’esistenza di una verità assoluta il Mondo Occidentale, ed anche l’Italia, l’ha esclusa come opzione di ogni ragionamento. Da qui, se tutti gli eccessi vanno banditi,  è facile arguire che se la democrazia non è in grado di far convivere le contraddizioni umane, politiche e sociali, si trasforma rapidamente e automaticamente in assolutismo, o come certi usano dire, ma poi bisognerebbe vedere, in fascismo o nazismo.
            E così la nostra Segre cavalca l’onda dell’antisemitismo, riproducendolo in qualcosa di assoluto, da affermare contro tutti e su tutto, senza tenere in considerazione della complessità della realtà. La Nostra Senatrice, infatti, non si è mai prodigata e adoperata per altri olocausti a noi più vicini, molto più vicini a noi italiani e che sono stati perpetrati nello stesso periodo in cui ci fu la persecuzione raziale nazista. Anzi, forse s’è pure adoperata per adombrarli, usando un eufemismo. Si allude alla faccenda delle Foibe, dove centinaia di migliaia di italiani, e forse anche di più, furono massacrati e uccisi senza un evidente e chiaro motivo. Almeno l’olocausto degli Ebrei degli anni ’30 del Novecento ebbe un motivo, una possibilità di riflessione. Per noi italiani neanche quello: uccisi a migliaia e basta. E non solo, ma anche tutto “coperto”, e pure con perizia, quasi scientifica.
            Ma si dirà che la posizione dello scrivente è razzista. La posizione dello scrivente è invece democratica, perché il razzismo è una delle tante opzioni, le quali in democrazia tutte dovrebbero avere dignità politica, escludendo, ovviamente, ogni eccesso. Il razzismo infatti è l’opposto delle politiche che si adoperano per il “meticciato”. Chi mai ha provato che uno sia più esatto dell’altro, escludendo dall’analisi ovviamente, ogni forma demagogica?
            La democrazia per definizione non può condannare il razzismo come non si può condannare la politica volta a favorire il meticciato. E’ chiaro che prodigarsi per questa o quella posizione è lecito democraticamente fino al punto in cui il tutto non diventa esclusivo ed assoluto. E la nostra Segre ignora questi elementari ragionamenti ragionevoli, incalzando con l’antisemitismo, che oltre ad aver prodotto vittime, da tutte le parti e posizioni, ha avuto tuttavia come risultato finale la circostanza che gli uomini più potenti del Globo, capaci di condizionarne in maniera significativa la sua esistenza, sono proprio Ebrei, che non ammetto, nel loro caso, diritto di cittadinanza, adoperandosi però che gli italiani in ciò siano molto prodighi, e né per loro ammetto il “meticciato”. E se l’antisemitismo ed il razzismo hanno simili prodotti, di cosa si lamenta la Nostra Segre, effettivamente? Mica gli Ebrei sono stati ridotti come i Sioux, la cui unica possibilità di esistenza concessa è stata ed è quella della Riserva, per usare un travestimento verbale: meglio e più appropriato sarebbe il termine, musealizzazione.
Insomma, non si capiscono i reali obiettivi della Nostra Senatrice, né tantomeno le sue logiche di fondo. O forse, sebbene più evoluto, il suo è pur sempre un populismo alla Salvini? Un populismo che richiede, come gli altri, una sana commiserazione?

Mauro Ragosta
…chi di relativismo colpisce, di relativismo perisce!

5 commenti:

  1. No, carissimo amico Mauro, ho letto il tuo scritto e con rammarico ti dico che non lo condivido. Provocazione la tua? Lo spero.
    Da parte mia è sincera l'ammirazione persino per il coraggio che hai dimostrato nell'esporre tesi che non solo trovo discutibili (se va bene) o infondate (leggendo bene), ma anche incoerenti nel loro impianto complessivo. Certo, nessuno mette in discussione la libertà di pensiero, e in via assolutamente teorica o nel mondo dove il tutto convive con il contrario di tutto, si potrebbe anche riscrivere totalmente la storia e dare cittadinanza a idee che nel tuo scritto affiorano in modo neanche troppo celato, ma forse dovremmo chiederci se possano coesistere in modo autentico libertà, democrazia e razzismo... La democrazia (se è sana) non corre il rischio di essere assolutistica, perché dovrebbe tutelare anche (in alcuni casi soprattutto) le minoranze. Ciò detto, anche a me la Segre, a pelle, non risulta tanto simpatica. Ma la ragione va oltre l'irrazionalità della pelle e delle sue "regole". Con affetto.

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  3. Benché non riesca a capire chi tu sia, ti ringrazio con veri sensi di stima, perché lì dove alberga la buona educazione tutto è consentito. In verità anche l'ineducazione ha diritto di cittadinanza, dove invece è completamente bandito alla maleducazione, ché neanche il più alto senso della carità riesce ad accettare, perché dietro una cattiva educazione si cela sempre violenza e desiderio incontrollato, compulsivo di "sangue"

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