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domenica 19 gennaio 2020

Terra d’Otranto e le attività dell’Arte, lo Spettacolo e la Cultura – di Mauro Ragosta

            Superato il primo anno di attività, focalizzata prevalentemente a Lecce ed in provincia, Maison Ragosta, nel 2020, amplia il suo raggio d’azione per portarsi a formare ed informare il più ampio territorio di Terra d’Otranto, richiamandosi, così, ad una entità geografico-amministrativa, che fino a poco meno di cento anni fa rappresentava uno dei perni dell’economia meridionale, dove Lecce costituiva un centro finanziario ed economico di primaria rilevanza. Un primato, quello di Lecce, che non le è stato tolto, malgrado l’amputazione territoriale, essendo ancora oggi la città, tra i capoluoghi di Puglia, col più alto PIL pro-capite.
            Una questione delicata quella relativa allo smembramento di Terra d’Otranto, che fu realizzato per far perdere a questo territorio soprattutto forza economica e finanziaria: fu forse l’ultimo atto per farlo capitolare, con lo smembramento appunto, alla nefasta e devastate conquista del Meridione del 1860. Benché oscurato dalla storiografia settentrionale e del Secondo Dopoguerra, il potenziale economico ed imprenditoriale di Terra d’Otranto, tuttavia rimase pressoché intatto sino agli anni ’50 del Novecento: sono negli anni ’60 il divario economico tra Nord e Sud diventa concreto ed evidente. Una statistica per tutte: nel 1870 Terra d’Otranto risultava un territorio più industrializzata della provincia di Torino e pari solo alla provincia di Milano (fonte: Istituto Tagliacarne - Roma). Ma c’è di più. In tali anni, oltre il 20% della moneta estera che entrava in Italia, derivava dalle attività produttive di Terra d’Otranto. E ci si ferma qui!
            Dal 2020, dunque, Maison Ragosta, guarda e si rivolge finalmente ad un territorio, che forse continua a mantenere nel suo “animo antico” una particolare unità, che per oltre 2500 anni l’ha caratterizzata. E l’incipit a questo nuovo corso lo fa trattando di uno dei settori chiave per lo sviluppo economico dei prossimi decenni.
            Al riguardo, qualche tempo fa, un noto politico italiano asserì che “con la cultura non si mangia!”, mettendo in evidenza tutta la sua povertà, non solo sul piano storico, economico e sociologico, ma anche esistenziale e di vita. Ora, lasciando da parte questa asserzione, che non è azzardato affermare che non si presenta comica, perché -come soleva dire “un certo” Carmelo Bene- eccede la comicità stessa, va subito puntualizzato che lo sviluppo economico induce ad uno spostamento della popolazione dai settori meno evoluti a quelli più evoluti. Chi pensa che l’industria sia l’ultimo stadio di sviluppo di un’economia, non solo sbaglia, ma deve assolutamente mettersi da parte nella progettazione socio-economica di un territorio. A ciò basti considerare che la superiorità militare ed economica di uno Stato è nulla se non affiancata dalla superiorità culturale. E da qui, v’è da chiedersi: quanta parte ha giocato, nella conquista del Meridione d’Italia da parte dei Settentrionali, la cultura? Quanta parte ha giocato l’eliminazione dei maggiori centri culturali nel Mezzogiorno e la decuplicazione di questi nelle regioni Settentrionali? Va da sé che, un ignorante non saprà e non potrà mai difendersi………….e la supremazia culturale è l’elemento chiave per la subordinazione definitiva e stabile di un territorio.
            E veniamo allo specifico di quanto si vuol trattare. In Terra d’Otranto, il comparto dell’Arte, lo Spettacolo e la Cultura presenta uno sviluppo relativamente recente, risalendo ai primi degli anni ’90 del secolo scorso. E tuttavia, se nel tarantino e nel brindisino questo si connota da un fortissimo ritardo, nel leccese, invece, oggi riesce a produrre un PIL che va oltre il 7-8% di quello provinciale. Questa asimmetria che connota Terra d’Otranto è dipesa dalle scelte di fondo in materia economica operate dalle tre province, negli anni ’60 del secolo scorso: il tarantino preferì l’industrializzazione spinta e nel brindisino si privilegiò lo sviluppo delle attività portuali e di alcune mega attività industriali, nel leccese si scelse, invece, l’insediamento dell’Università, di alcune scuole artistiche e solo di rimando ci si adoperò sul piano industriale. Nel lungo periodo queste scelte di politica economica hanno gravato sugli sviluppi dei tre territori. Oggi, il brindisino ed il tarantino sono alle prese con la profonda necessità di riqualificare la propria economia, che non può più sorreggersi solo sulle attività industriali, nei processi di sviluppo economico e sociale, mentre Lecce è in una fase, post industriale, in cui i due settori portanti della sua economia, ovvero il turismo e l’arte, lo spettacolo e la cultura (ASC per brevità) sono nelle fasi di pieno take off, e rappresentano attività estremamente moderne, che connotano le economie più evolute.
            Negli ultimi sette, otto anni, tuttavia, sia nel brindisino sia nel tarantino il settore dell’ASC ha registrato fermenti importanti. Non solo è cresciuto il numero degli operatori di base, quali scrittori, poeti e artisti di vario genere, ma si evidenzia anche una certa tensione a voler procedere ad operazioni di sintesi. Peraltro, molti degli operatori brindisini e tarantini hanno avuto esperienze e respirato le atmosfere leccesi, molto più avanti nello sviluppo delle problematiche del settore, e che di rimando cominciano a costituire una riserva di saperi necessari per la crescita del settore in questi territori per il prossimo futuro. Certamente, le fasi d’avvio, di startup di un processo produttivo, soprattutto quando ha contenuti culturali complessi, si presentano lunghe e irte di difficoltà. Ed in effetti, nel leccese, il settore ha avuto un’incubazione di circa vent’anni e solo a partire dal 2010 ha mostrato un’evoluzione in termini sistemici ed esponenziali. E si figuri che negli ultimi due anni nel leccese sono emersi anche i presentatori seriali di libri e serate mondane, che, sebbene di qualità professionale ancora non molto modesta, lasciano intravedere un grado di sviluppo importante del settore.
            In ogni caso, in tutto questo, una spinta rilevante è venuta dalla crisi del 2008-9, che ha generato un livello di disoccupazione importante, soprattutto giovanile. E’ stata la causa per cui molti giovani e persone di mezza età hanno cercato di risolvere la loro condizione difficile giocandosi “le carte” nel mondo dell’ASC. Da qui, una crescita esponenziale di scrittori, nuovi editori, musicisti, pittori, attori, giornalisti e via dicendo, che hanno di fatto rivoluzionato l’asseto culturale del territorio e dato una spinta allo sviluppo dell’ASC. Una tensione questa ancora a livello embrionale nel brindisino e nel tarantino, ma che nel leccese ha portato ad un primo stadio di maturità del settore e a dinamiche dirompenti e tumultuose, che lasciano intravedere che daranno una spinta allo sviluppo anche sui territori confinanti, che, per questi, si sommerà a quella già esistente, autoctona, con beneficio per tutta Terra d’Otranto.
           
Mauro Ragosta

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