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giovedì 10 ottobre 2019

Saper comunicare (parte settima): L’organizzazione del pensiero e le sue tipologie- di Andrea Tundo



Nel precedente articolo ci siamo intrattenuti, sia pur analizzando gli snodi principali, sul valore del lessico e di come utilizzarlo, ovvero della portata della parola e in quali situazioni sfoderare un determinato vocabolario, piuttosto che un altro, ma, tra le altre, anche in che misura prestare attenzione ad altri fattori che incidono sull’efficacia comunicativa come la comprensione del livello culturale del nostro interlocutore ed il ventaglio delle sue competenze tecniche e lessicali.

Nell’arte della comunicazione, tuttavia, si devono possedere anche altre facoltà, rispetto a quelle già segnalate, e che prescindono, infatti, dal nostro bagaglio culturale e soprattutto lessicale, benché, in particolare quest’ultimo, sia molto importante per destreggiarsi nella giungla comunicativa del mondo contemporaneo. Tra queste facoltà, quella che occupa un posto rilevante è senza dubbio la nostra capacità di organizzare e catalogare il pensiero, soprattutto nella fase ricettiva, e dunque di acquisizione delle informazioni, e nella fase elaborativa, che implica sempre un complesso processo di integrazione dell’informazione ricevuta con il sistema di pensiero preesistente. Va da sé che ogni individuo ha una sua specifica organizzazione del pensiero, che può essere più o meno efficiente ed incide sulle sue capacità di risposta alle sollecitazioni dell’ambiente, in termini di esattezza e di rapidità. E’ scontato che un’organizzazione inefficiente è anche inefficace è tipica dei soggetti confusionari, incapaci dunque di operazioni complesse. D’altro canto chi è capace di costruire e gestire azioni articolate e vaste non può non avere un’organizzazione del pensiero molto efficiente e capacità elaborative delle informazioni non comuni. E non appare superfluo sottolineare che, se è vero che l’organizzazione del pensiero dipende molto da fattori educativi, le sue potenzialità tuttavia sono collegate direttamente a fattori genetici. Per altro verso, una buona cultura non implica un’organizzazione e un’elaborazione del pensiero ottimale. Non a caso è frequente il caso di persone fortemente acculturate, ma incapaci di comunicare in maniera efficace ed efficiente, le quali sovente giustificano tale insufficienza adducendo che i loro discorsi sono difficili da comprendere.

Va da sé che la nostra capacità di costruire modelli di pensiero è direttamente proporzionale alle nostre capacità organizzative e soprattutto logiche. In tale prospettiva, un individuo che ha modeste capacità logico-organizzative, in merito al pensiero dunque, avrà difficoltà a seguire non solo quanto gli viene comunicato, ritenendo solo dei frammenti, ma avrà anche una visione dell’andamento e dell’evoluzione dei meccanismi sociali nei quali è inglobato decisamente modesta e sempre poco aderente alla realtà dei fatti, trovandosi per lo più sempre in un forte stato confusionale o di incoscienza, esattamente come elabora in maniera confusionaria i suoi discorsi privi di argomentazioni significative e pregnanti. 

Messo ciò in evidenza soffermiamoci brevemente sulle due principali tipologie di pensiero, le quali, comunicate, sono ancora una volta strettamente legate alle capacità di comprensione del destinatario. La prima seguente uno schema causale semplice (cioè A+B+C+…) laddove ogni proposizione è collegata conseguentemente alla successiva, ovvero tra la prima e la seconda non vi sono aperture di pensiero secondarie, accessorie o comunque non rilevanti rispetto all’obiettivo comunicativo principale. E’ questo uno schema da utilizzare con persone che hanno strutture del pensiero essenziali, minime, incapaci di contenere molte informazioni, anche se ve ne sono altre ancora più elementari, come i cosiddetti “discorsi a flash” che vengono utilizzati con ascoltatori di bassa cultura e modestissime capacità ricettive.

La seconda è una strutturazione del pensiero (e successivamente del discorso) più complessa e articolata, compresa ed adoperata da personaggi fortemente intellettualizzati oltre che colti, i quali rivolgendosi a soggetti dello stesso tipo, non seguono schemi discorsivi popolari basati su slogan, frasi ad effetto e concatenazioni di concetti semplici. Nella fattispecie, tra una proposizione e l’altra del discorso o dell’esposizione del pensiero si inseriscono con questo modello comunicativo aperture concettuali di vario tipo, le quali seppur di minor rilievo, in quanto proposizioni secondarie, terziarie ed accessorie, sono comunque collegate al concetto e alla concatenazione originale e dunque allo schema principale. In questo caso si può parlare di arte oratoria, intesa ovviamente non solo come diletto, la quale è chiaro che richiede una buona struttura logica e soprattutto un’ottima organizzazione del pensiero, anche se queste, come facilmente è comprensibile, non sono le uniche componenti per una comunicazione compiuta, efficace e piacevole, come si vedrà e si avrà modo di riflettere nel proseguo della nostra rubrica.

Andrea Tundo

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