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martedì 8 ottobre 2019

Stile e buongusto (parte seconda): l’uso del cellulare – di Mauro Ragosta


        E cominciamo ad entrare nel merito della nostra rubrica, che offrirà spunti di riflessione due volta al mese, come ricordato nella parte prima. Al riguardo, va appuntato ancora una volta che essa non ha natura precettizia, ma tenta di mettere in luce i principi del buon gusto e dello stile, la cui attuazione ovviamente dipende dal grado di intelligenza e cultura. Al contrario della manualistica tradizionale, che si rifà, molto spesso, alle prassi dell’aristocrazia, considerata all’interno di in una società statica, qui invece, pur non escludendosi per alcuni argomenti tale impostazione, l’angolazione è quella che trae spunto da una società fortemente dinamica, dove il cambiamento è la regola, e quindi è quella di un contesto sociale rispetto al quale si possono solo individuare delle linee generali di condotta, che vanno poi modellate nella pratica, caso per caso.
            Il primo argomento che Maison Ragosta porrà all’attenzione del suo affezionato lettore riguarda l’uso del cellulare, riservandosi di ritornare sull’argomento, in quanto questo non può essere sviscerato in un solo pezzo giornalistico.
Al riguardo va subito detto che, comparso nell’uso corrente nella metà degli anni ’90, il cellulare fu subito uno status symbol. Progressivamente, tuttavia, non solo ha perso tale qualità, ma un suo cattivo uso, come vedremo, è diventato indicatore di pessimo gusto e di volgarità. E con riferimento agli status symbol, va aperta una piccola parentesi e va detto che oggi, in una società opulenta e ricca, questi non sono più collegati al lusso o a particolari ruoli sociali e politici. In tale direzione va evidenziato, infatti,  che il lusso riguarda una fetta della popolazione sempre più ampia. A tal proposito, basti considerare che il mercato del lusso si è sviluppato negli ultimi anni ad un ritmo di crescita pari al 10% e con riferimento ai ruoli sociali, sovente molti di questi evidenziano più uno stato di debolezza che di forza e distinzione. Ad esempio, oggi in Italia, i titoli legati ai parlamentari, che trent’anni fa erano corrispondenti ad un certo potere, oggi, sono per lo più dei titoli vuoti, che indicano solo un penoso stato di dipendenza. E questo anche per i titoli accademici. Sino a cinquanta anni fa questi, infatti, implicavano una linea diretta con un’estrazione sociale d’alto livello, cosa che oggi nella maggioranza dei casi non è più, e per varie ragioni, come si avrà modo di mettere in luce in altre parti della nostra rubrica, dove si tornerà con più pregnanza sulla questione legata agli status symbol.
            Ma torniamo al nostro cellulare, il cui utilizzatore, nel 90% dei casi, pare esserne dipendente. Ma d’altro canto, è pressoché sotto gli occhi di tutti che quasi tutti gli utilizzatori del cellulare presentano rispetto all’attrezzo informatico una forte dipendenza psicologica, e moltissimi sono i casi in cui questo costituisce un vero e proprio feticcio. Va da sé, che, ciò evidenziato, esso non può essere considerato uno status symbol, ma nella quasi totalità dei casi, proprio l’esatto contrario. E da qui, va subito messo in luce che, l’uso del cellulare nella maggior parte dei casi essendo collegato più al vizio e alla dipendenza e alla manifestazione della propria sostanziale debolezza esistenziale e psicologica, al pari della droga, va nascosto o utilizzato il meno possibile in pubblico. E non perché si vuol limitarne o bandirne l’uso, ma perché la vista di una persona dipendente, sostanzialmente viziata, è disgustosa, imbarazzante. Motivo per il quale chi dovesse accorgersi della propria sgradevole insufficienza, se vuol agire secondo il buongusto, deve renderla il meno possibile evidente agli altri. E come una delle scuse principali per cui uno ostenta un Mercedes, affermando che l’ha acquistato perché è comodo e sicuro, simulando una falsa modestia, perché il motivo sostanziale è invece un altro, ovvero mettere in bella mostra la propria ricchezza e potenza, così per il cellulare ed il vizio ad esso connesso si trovano diecine di scuse, tutte plausibili ovviamente, ma che non giustificano il cattivo gusto. Negli ultimi dieci anni tutti i genitori pare che debbano sapere in tempo reale dove si trovino figli e nonni e devono essere sempre pronti per fantomatiche operazioni di salvataggio. Inutile commentare, come è inutile commentare i genitori che lasciano che il cellulare si “mangi” il cervello dei propri figli. Qui, peraltro, non siamo nel cattivo gusto, ma nella vera e propria tragedia…….
            Ecco, quindi, che liberato il campo dalle considerazioni connesse agli eccessi legati all’uso del cellulare, vediamo come è possibile utilizzarlo in maniera corretta. Ovviamente, ciò è collegato alla gestione delle relazioni. Qui, nelle relazioni appunto, il cellulare va usato nella misura in cui non sottrae l’attenzione richiesta dal partner o dagli amici. In ogni caso, a cena, a pranzo, al caffè, o durante un tè, il cellulare va silenziato, nascosto, occultato, perché in questi casi l’attenzione deve essere totalmente destinata alle persone con le quali si condividono questi momenti. Se reputate che queste persone non siano degne di voi, o non intrattenetevi con loro, o usando sconsideratamente il cellulare, in maniera subliminale, le si insulta, cosa che, senza ombra di dubbio, è un atteggiamento volgare. Altre volte, volutamente si usa il cellulare in maniera intensiva per dimostrare la propria centralità sociale, evidenziando anche in questo caso un atteggiamento squilibrato e non garbato nei confronti di chi vi sta vicino. Naturalmente, anche qui una costellazione di scuse, tutte plausibili e tutte di cattivo gusto. E come sino a quindici anni fa l’umanità poteva fare a meno del cellulare, non si vede il motivo perché oggi questo sia oggetto irrinunziabile. Di certo, la persona di stile e di buongusto non sta a servizio degli altri, rispondendo prontamente al cellulare, né in vostra presenza vi farà capire con chi sta parlando al cellulare, utilizzando un linguaggio criptico, da veri maleducati, perché davanti a voi non utilizzerà quasi mai quest’attrezzo informatico……………né starà in una sala d’attesa giocherellando con questo marchingegno dello “striscio”. La persona di stile e buongusto è centrata su se stessa e non si nasconde in pubblico, e ovviamente non ha bisogno di dimostrare alcunché, dove il suo garbato agire, solitamente, ha motivi concreti e funzionali. In altre parole ed in sintesi, egli non vive a vanvera……e usa il cellulare con molta discrezione.

Mauro Ragosta

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