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domenica 23 febbraio 2020

Pensatori Contemporanei (parte quarta): Norberto Bobbio – di Mauro Ragosta

 
                                                                                                                           Ph. Lucio De Salvatore
         E veniamo, seppur nei tratti salienti, a dipingere una panoramica del terzo pensatore proposto dalla Nostra rubrica. Dopo Karl Popper e Ralf Dahrendorf, qui è la volta di Norberto Bobbio, che come i primi dà un contributo importante all’affermarsi del relativismo -per alcuni aspetti ribattezzato dal comunista Gianni Vattimo “pensiero debole”- e da qui anche al consumismo. Bobbio è forse il più importante pensatore italiano in tale direzione e per quanto riguarda il contesto e la dimensione politica. Ciò è evidente se si mette in secondo piano la sua intera opera filosofica, che certamente presenta una valenza di non poco conto, ma rispetto al suo impatto sulle masse in Italia è stata ed è sicuramente minore, almeno direttamente, rispetto alle sfaccettature più tipicamente aderenti al mondo politico.
        Norberto Bobbio nasce a Torino nel 1909 in una famiglia decisamente benestante e facente parte della upper class italiana. Nel 1931 si laureò in giurisprudenza, nel 1933 in filosofia e nel 1934 ottenne la Libera Docenza in Filosofia del Diritto, che avviò la sua brillantissima carriera universitaria, seppur, per lunghi tratti, contraddittoria. Fu infatti un antifascista, nonostante “godette” del Regime e spesso colmò i vuoti generati dalle leggi raziali, che portarono all’allontanamento di numerosi docenti universitari di origine ebraica. Fu anche arrestato due volte, ma l’intervento della sua famiglia decisamente votata al fascismo fu decisivo per la prosecuzione della sua vita accademica. E ciò a tal punto che proprio su sollecitazione di Mussolini, Gentile ottenne la Cattedra di Filosofia del Diritto all’Università di Camerino e da qui una progressione importante riuscendo ad insegnare poi a Siena e a Pavia. Dal 1948, infine, insegnerà a Torino fino a diventarne Professore Emerito nel 1979. Nel 1984 fu elevato Senatore a Vita dal Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, iscrivendosi al Gruppo Misto e poi schierandosi prima nei Democratici di Sinistra e poi nel Partito Democratico.
            In Particolare, sul piano politico, durante la Prima Repubblica, fu un socialista con impronta fortemente liberale, non a caso il massimo successo come pensatore lo raggiunse durante la Seconda Repubblica, che lo accompagnò sino alla sua morte, avvenuta nel 2004. Di sicuro, tuttavia, già nei decenni precedenti agli ’90 fu un punto di riferimento per la sinistra italiana, rappresentando, infatti, un intellettuale di primissimo livello nella costruzione del percorso politico di socialisti e comunisti. Si deve a lui il passaggio dai principi egualitaristici e fondamentalisti della sinistra italiana ad una prospettiva decisamente più morbida, ragionevole, si potrebbe affermare.
            E’ un intellettuale, che sebbene di sinistra ed in favore di un uso spinto della Ragione nell’accezione illuministica, mai perde il contatto con la realtà e con l’evolversi della storia, nella sua composizione e nelle sue dinamiche. Non è azzardato affermare che Bobbio sia sempre stato espressione del suo tempo. E non a caso, fu lui che aprì la strada al pensiero e alla cultura di sinistra nella Seconda Repubblica, abbattendo tutti i pregressi rivoluzionari e statalisti, tipici del comunismo nella sua proiezione intellettuale.
            In quest’ultima direzione, punto di partenza del pensiero di Bobbio fu l’abbattimento della diade destra-sinistra, ritenuta inadeguata ai nuovi tempi (e forse al Nuovo Ordine?), per costruire un nuovo dictat sociale, quale il disciogliere i benefici e i vantaggi della grande borghesia a livello popolare, e certamente questo in termini esclusivamente materialistici. Solo partendo da tale assunto rielabora il concetto di uguaglianza, tanto amato dalla vecchia nomenclatura di sinistra italiana, e ricostruisce il quadro di riferimento politico generale del nostro Paese. Un concetto di uguaglianza che mostra accenti più spinti nella nuova sinistra, pur non essendo assoluto e rivoluzionario, e meno marcati nella destra, la cui permanenza nelle sue formazioni rimane comunque importante.
            Numerose sono state le sue pubblicazioni nel corso della sua esistenza, ma tra queste quella che ha lasciato una traccia profonda nella società italiana deve essere ricondotta a Destra e Sinistra del 1994, ovvero proprio quando si avviava in Italia la Nuova Repubblica. E’ uno dei volumi più venduti negli ultimi trenta anni non solo nel Bel Paese, ma anche all’estero. In Italia, ad oggi, si stima una tiratura superiore a 500.000 copie. Un lavoro che ha inciso profondamente nella nostra società, in quanto, in accordo con quanto sottolineato circa il suo pensiero, ha dissolto con forza tutte le rigidità dell’incedere politico soprattutto di sinistra, rendendolo certamente meno tensivo e avviandolo verso scenari più pertinenti al capitalismo e al consumismo. Insomma, con Destra e Sinistra del 1994, in Italia cessa di esistere una reale e profonda distinzione della centenaria diade e in breve termine darà luogo, soprattutto sul piano pratico e fattuale a una nuova forma di intendere la politica, che di destra e sinistra conserva solo il nome, ma anche questo non per molto tempo ancora……

Mauro Ragosta
           
           

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