HOME PAGE

venerdì 14 febbraio 2020

Recensione n°11: Emozioni, giochi di specchi ed un treno nella poesia di Maria Grazia Pispico – di Mauro Ragosta

            Com’è ampiamente noto, nel distretto culturale leccese la poesia e il suo mondo svolgono oggi una parte da leone. Nel giro di appena tre lustri da fenomeni d’élite si sono trasformati in manifestazioni sociali di ampio respiro, insinuandosi in ogni anfratto del conglomerato umano del Basso Salento. La poesia, infatti, anima diecine di serate nei più disparati contenitori culturali: un vero fenomeno, che per densità e profondità non è azzardato ipotizzare sia tra i più rilevanti del Bel Paese. In tale contesto, moltissimi i poeti degni di rilievo, a più livelli e sotto vari aspetti. Ad ogni modo, tra questi una nota particolare meritano Maria Pia Romano e Stefano Zuccalà per segnanti e non comuni specificità stilistiche ed espressive.
            Nel più ampio scenario salentino, e sebbene esordiente, particolare attenzione merita Maria Grazia Pispico, che l’anno scorso ha pubblicato con Milella la sua prima raccolta di versi, ovvero Viaggiando Oltre. Un volume che si distingue non poco nello scenario generale, per il gioco di specchi che Maria Grazia usa per narrare della sua anima, delle sue parti più recondite, dei suoi recessi più nascosti e arcani, certamente ammalianti pur rimanendo espressione generale di un’umanità sempre uguale a se stessa. Un gioco nel quale la Nostra si avvale di simboli, metafore, metonimie, sinestesie capaci di tracciare le emozioni e le componenti del suo essere nelle loro dinamiche diadiche, contradditorie e allo stesso tempo irriducibili, orfane di qualsiasi sintesi e convergenza. Anche l’eros, molto presente e ben congegnato, nei suoi versi si presenta come qualcosa che rimanda ad altro, funzionale al gioco degli specchi e all’esplicitazione del suo animo.
            La Pispico certamente si esercita nella poesia per venire in chiaro con se stessa, senza alcuna intenzione di arrivare ad una qualche conclusione di sorta, ma scegliendo questa, il verso appunto, come “treno” per viaggiare nelle sconfinate plaghe del suo animo, in un incedere che la cambia irreversibilmente e non le dà la possibilità di tornare indietro, di riavvolgere coscientemente la vita. Insomma, la poesia è vettore e assieme viatico per sviluppare stati di coscienza sempre più evoluti, e forieri di un piacere che dà pienezza, compiutezza, rotondità, essendo per eccellenza novità incerta e travolgente sul piano dei sentimenti.
            Ma non finisce qui, perché occorre sottolineare lo specifico della Nostra poetessa, che sceglie nel suo Viaggiando Oltre un linguaggio semplice, quotidiano e non letterario, non colto dunque, riuscendo però sempre a scuotere il lettore, in quanto lo pone con forza di fronte a questa inconciliabilità delle incoerenti mozioni e richieste dell’essere, con destrezza compositiva e rara sensibilità. Insomma, Mariagrazia conosce in profondità il valore delle parole, che non scrive e pronuncia  per caso e a caso.
            Con Viaggiando Oltre, Maria Grazia ha voluto aprire uno spazio per il dialogo con il suo lettore, trovando anche questa opzione decisamente interessante per il suo percorso di vita. Nata nel 1967 da genitori salentini, Mariagrazia ha vissuto alcuni anni della sua vita, quelli giovanili, a Monteruga, luogo che ha segnato profondamente la sua spiritualità. Oggi risiede a San Pancrazio, dove è Maestra e titolare di una scuola di equitazione, molto innovativa e avanti rispetto al contesto pugliese. D’altronde ci si trova di fronte ad una personalità particolarmente evoluta, capace appunto di concepire Viaggiando Oltre, un libro di poesie singolare per profondità e dal punto di vista stilistico. Un libro che nasce dal suo rapporto osmotico e dunque privilegiato con la Natura, madre e fonte di vita eterna.

Mauro Ragosta

Nessun commento:

Posta un commento