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mercoledì 20 novembre 2019

Archivio Ragosta: Il potere in Italia

         L’esercizio del potere è cosa buona, ma, come ovvio, non è condizione di felicità né pratica esperibile da tutti. Secondo la prospettiva cristiana questo è prerogativa di chi gode della Grazia Divina, mentre dall’angolazione laica -ed in ogni caso, di chi pone al centro della vita, l’uomo e la sua volontà- è il risultato delle proprie capacità e determinazioni. Comunque sia, è un privilegio al quale gran parte degli individui aspira e per il quale si combatte tutta una vita. Anzi, in molti costruiscono la propria esistenza attorno a questo traguardo, che si pone nella loro vita in maniera totemica. Ma...come si narra nel Vangelo secondo Matteo (22,14) ”molti i chiamati, pochi gli eletti” (o elevati?).
         In ogni caso, il potere in Italia è racchiuso orwellianamente, nelle mani di pochissime persone, che tutto possono e vedono, o siamo in presenza di qualcosa di molto più articolato e complesso? La seconda prospettiva appare la più vicina alla realtà ed in tale direzione varie sono le componenti sociali del potere, all’interno delle quali ovviamente non vi sono contingenze omogenee. In altre parole, esistono delle oligarchie eterogene nella loro natura, che in un rapporto dialogico gestiscono il territorio. Va detto che, anche in presenza di totalitarismi, mai questi, in Italia, ma anche altrove, hanno visto racchiudere il potere sommo nelle mani di un singolo soggetto. Questo è meno evidente nella prospettiva popolare, ma a ben guardare il cosiddetto leader totalitario è in maniera chiara solo il momento di sintesi di varie forze ed espressioni dei vertici di agglomerati di potere.
         E così, in una posizione di spicco, oggi, in Italia, pare porsi il potere dei burocrati dello Stato, che in maniera fattiva e concreta gestiscono più del 50% del reddito nazionale e quasi il 20% della forza lavoro italiana. Ovviamente tra i burocrati occorre ricomprendere anche la Magistratura, che presenta importanti capacità di incidere sul governo del territorio. Va qui specificato che, il peso dei politici, come si dirà, è di gran lunga inferiore rispetto alla classe di burocrati. I politici, a partire dalla Seconda Repubblica, non hanno, nella maggior parte dei casi, le competenze tecniche e amministrative per la gestione dello Stato, che invece sono oggi prerogativa quasi esclusiva dei burocrati.
         Allo stesso livello dei burocrati ed in un’ottica dialogica si pone il potere di chi dispone di capitali, come gli industriali, i grandi buyer e i banchieri. Naturalmente, sullo stesso piano si pongono i grandi manager, che, in una logica di stretta intesa con la proprietà, gestiscono strategicamente le risorse delle imprese. In altre parole, sono i grandi “Ufficiali della Corte”. Ovviamente, tutto ciò deve ricondursi alle imprese e ai gruppi capofila, che decidono le sorti di tutte le piccole e medie imprese italiane, in qualche modo ad essi collegati, sia sotto il profilo industriale sia sotto quello bancario.
         Un altro importante potere in Italia, come è noto a tutti, è quello religioso, ascrivibile in particolar modo alla Chiesa Cattolica. Un potere, quello della Chiesa non solamente spirituale, ma anche economico, e che socialmente si muove, a secondo dei punti di vista, in maniera trasversale o circolare. Fortune queste, tutte dovute soprattutto alla capillarità sul territorio degli insediamenti di culto, che hanno come risvolto la sua capacità di gestire in maniera importante l’opinione e le coscienze degli adepti e dei fedeli, e non solo. V’è da dire, tuttavia, che ultimamente la Chiesa va ridimensionando questa sua presenza spaziale, e non certo per la perdita del suo potere.
         Non per ultimo viene il potere degli intellettuali, ovvero dei filosofi e degli affini nonché dei giornalisti, che si muovono su due direzioni. Quelli prevalentemente di sinistra, i quali risentono ancora in maniera importante della scuola gramsciana e sono organizzati in strutture verticistiche. In prevalenza si dedicano in una prospettiva pedagogica-professorale alla formazione e all’informazione della popolazione. Quelli di destra, invece, sono più individualisti, dove i più estremisti, presentano spiccate tendenze di tipo spirituale ed isolazionistico. E mentre i primi hanno presa sulla coscienza popolare, i secondi, nelle frange più radicali, si pongono prevalentemente al di fuori del Sistema in maniera autarchica e al tempo stesso rappresentano dei punti di riferimento.
         E la politica? Dà e conferisce un potere? E se lo dà, è un reale potere? Con la seconda Repubblica e col porcellum il potere politico ha perso la sua caratteristica fondamentale, ovvero l’intellettualità. Oggi, e forse dopo Craxi, i politici italiani dipendono quasi in maniera esclusiva dai poteri di prima fascia testé citati, che ne determinano ogni scelta e ogni conclusione. Di fatto, i politici sono dei meri esecutori, i quali, peraltro, non hanno quel bagaglio culturale e di interessi per poter incidere e connotare la società. Ed in effetti, oggi, la politica nazionale non ha più una visione né un orientamento comprensibile, al di là degli schemi capitalistici tracciati nei salotti e nei Cda dei grandi gruppi ed impresa, dove convergono tutti i poteri. Un esempio vale per tutti: i Cinque Stelle, guidati da un attore professionista su schemi dettati dal Gruppo Casaleggio. Ma è solo il caso più facilmente comprensibile.
Non è un caso che il cittadino comune, come afferma Vattimo, ha perso gli orizzonti futuri e vive in un presente prevalentemente vuoto e fatto di consumi compensativi e dipendenze di vario genere nei confronti di oggetti-feticcio, abbondanti sul mercato.
         Dove dunque guardare per intercettare le reali prospettive della nostra società, e quella italiana in particolare? Ma sicuramente le determinazioni dei burocrati, dei capitalisti, degli intellettuali e dei religiosi, considerati nel loro insieme, possono far intercettare i grandi movimenti futuri della nazione, che comunque conserva ancora, sebbene in maniera oramai molto sbiadita, una sua specificità ed autonomia rispetto al contesto internazionale. Circostanza quest’ultima, da non sottovalutare, assieme a quella di riconsiderare quanto su esposto nella prospettiva dei gruppi familiari……

Mauro Ragosta

Articolo apparso nel 2016 su PaiseMiu.Com

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