HOME PAGE

venerdì 24 maggio 2019

Saper Comunicare (parte prima): Le premesse - di Danilo De Luca


Molto spesso accade che ci scopriamo soli e stressati, senza però riuscire a dare un senso al nostro disagio. Il più delle volte, tale stato è dovuto al semplice fatto che non veniamo capiti. Non solo. Accade sovente di fare fatica a comprendere cosa ci dice il nostro interlocutore, non riusciamo a intercettare i suoi motivi più profondi e reali, che ribalta nella relazione con noi. Da qui la relazione, e quasi tutte le relazioni che abbiamo, vengono gestite con difficoltà, fatica, diventando un elemento ansiogeno della nostra esistenza. Alla base di tutto ciò, molto probabilmente, vi è una comunicazione poco efficace, poco efficiente, perché l’uomo di oggi non dispone né di una grammatica della comunicazione né di studi adeguati.
Quarant’anni fa, le cose stavano diversamente: l’uomo degli anni ’70 e ‘80 non aveva le stesse nostre necessità comunicative, viveva, peraltro, in una società stabile e che si evolveva lentamente, in prassi di modesta intensità relazionale. Tuttavia, soprattutto nell’ultimo decennio, la situazione si è ribaltata e la nostra società e la nostra economia si sono sviluppate a ritmi crescenti, quasi esponenziali e rapidamente, da una parte. Dall’altra, i vecchi lavori sono scomparsi o si sono ridimensionati e tutti oramai siamo impegnati in attività ad alto quoziente relazionale. Una situazione, tra le altre, che c’è piombata addosso senza accorgercene e senza avere la possibilità di dotarci dei necessari strumenti. Tutto è diventato mobile e relazionale e molte delle certezze si sono dissolte.
In altre parole, in una dimensione socio-economica sorretta dai settori primario e secondario, quale era appunto la società di qualche decenni fa, dove contadini e operai esercitavano la propria professione in modo standardizzato, e dove poche erano le occasioni per relazionarsi e limitate le necessità comunicative. Allora l’uomo non possedeva particolari abilità lessicali né il nozionismo di cui possiamo disporre ora, ma non ne aveva alcun bisogno e le conoscenze in proprio possesso erano necessarie e sufficienti ad operare in siffatto contesto, in definitiva semplice.
Il progresso tecnologico, dal boom economico del Secondo Dopoguerra fino alla rivoluzione digitale di fine millennio, ha portato a una prima lenta e poi fulminea ri-mappatura dell’assetto sociale: i lavoratori dei campi e delle fabbriche sono diventati sempre di meno, decimati da una migrazione verso i settori del terziario e, in un secondo momento, del quaternario. Il cambiamento è stato talmente repentino da non lasciare all’uomo odierno il tempo di adattarsi, il tempo utile a dotarsi di adeguati strumenti per la nuova comunicazione che gli è stata imposta. Ad un crescere massivo delle esigenze relazionali richieste dal nuovo sistema di massa non è corrisposta eguale crescita in termini di abilità e di conoscenze in ambito linguistico. Sicché, in molti sono rimasti fuori dalla contemporaneità, per lo più isolati e circondati solo da rumori, suoni che non capiscono. Da qui, il disagio, crescente e la solitudine.
In questo quadro prende avvio questa nuova rubrica di Maison Ragosta, che si pone l’obiettivo di indagare le cause e gli effetti delle incapacità comunicative di molti di noi. E non solo. Proveremo a fornire indicazioni e consigli utili al lettore per riconoscere i propri limiti relazionali e comunicativi, ovviamente per mettere in condizione di oltrepassarli. Il tutto, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale: dare suggerimenti utili al raggiungimento di una maggiore serenità. Perché le negligenze della nostra comunicazione si riflettono in modo diretto sulla nostra sfera di affetti, che a sua volta gioca un ruolo di non poco conto per il raggiungimento di un appagamento mentale ed emotivo.

Danilo De Luca

Nessun commento:

Posta un commento